Storia della Cappella di Case Soprane
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La Cappella delle Case Soprane fu costruita probabilmente nel 1610 in onore della
Madonna. E’ detta “Madonna delle Grazie” e si festeggia la Domenica dopo il 2 luglio.
Nel 1922 fu acquistata la Statua della Madonna, come si può vedere nel manoscritto
appeso alla parete della Cappella, recante tutte le firme delle persone che hanno
contribuito alla spesa. Una parete della Cappella è coperta da quadretti di legno
raffiguranti un dipinto a ricordo di una grazia ricevuta, sono stati portati da
Don Abbo, parroco di Borgoratto di Lucinasco. Egli fu anche il fondatore dell’Asilo
Infantile che era situato in una casa vicino alla Cappella.
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Da sempre gli abitanti della contrada Case Soprane di Moano si preparano alla festa
con la Novena per nove sere. In quei giorni capita sovente anche la festa di S.
Giovanni Battista. Il giorno 24 giugno, terminato il Rosario, si faceva un grande
falò ( si diceva che scacciasse le formiche) e quando le fiamme si spegnevano e
rimaneva la brace i bambini facevano un salto da una parte all’altra del falò, i
più grandi invece facevano salti in croce. Chi si interessava di tutto era il massaro
( sagrestano), che per lungo tempo fu “Giuan du Corsu”, massaro anche della Cappella
di Colle Domenica e cantore durante le funzioni religiose, a lui succedette “Gin”.
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Fino a qualche anno fa si è mantenuta la tradizione di addobbare la loggia e la
piazzetta con le tradizionali “frasche” in modo che le persone che restavano fuori
della Cappella fossero riparate dal sole.
Ancora oggi, il pomeriggio del giorno della festa si svolge la processione che attraversa
la contrada e arriva al “Pilun” restaurato nel 1999. Molto tempo fa, per l'occasione,
si sparavano i “masculi”, rudimentali fuochi d’artificio costituiti da polvere compressa
in spessi cilindri di ferro.
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"Quanti ricordi..l’infanzia..la giovinezza..la gente che non c’è più, ma che ha lasciato
tracce incancellabili di fede, ricordi belli, nostalgia di un tempo passato, di gente
semplice, ma nello stesso tempo piena di una ricchezza interiore che non bisogna
lasciarsi sfuggire, anzi insegnarla ai nostri figli, sì, perché quei bambini che
saltavano attorno ai falò ora sono padri e madri di famiglia, alcuni sono ancora
lì, altri non più, ma per questa ricorrenza cercano sempre di essere presenti."
(scritto da Lena, una bambina di allora)
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